mercoledì 15 agosto 2012

14 agosto, Day 21. Mangiagatti rwandesi alla riscossa.

     Il gallo deve essere finito in pentola. Oggi ho dormito meglio del solito.
    Telefono ad un nuovo contatto a 4 passi, massimo 5 dal KIE, trovato ieri sera in tarda serata. Qui, in questa église dall'aspetto elegante, studenti universitari esprimono il loro whole diviso in soul, body and spirit cantando genuinamente con decine di coetanei il loro sentimento spiritual-religioso che pare non esistere quasi del tutto/non più nel nostro piccolo mondo
    Il giovane pasteur mi bombarda con domande del tipo “D U BLV in JSUS?”: gli rispondo che ciò non è importante per la mia ricerca, che il punto di vista è antropologico non dottrinale, ma pare non capire e ripete la domanda ancora un paio di volte. Nonostante ciò, mi risulta simpatico e scrivo l'ennesima lettre du permission da inviare al capoccia della zona per ottenere il lasciapassare alle riprese. La scrivo seguendo il modello della precedente per il responsabile legale, mangio una papaya offertami da Marianne e contratto la moto per il KIE a 400rwf (record ieri sera per 300rwf). 
    Sorrido con/per il coscritto E. il quale, cominciando a chiacchierare e rispondere a domande sulle guarigioni miracolose, finisce per essere intervistato per circa un'ora e mezza. Arrivato a domande difficili quali potere, soldi e interessi personali m'informa che è impegnato, deve lasciarmi ma certo, certo continueremo con le domande la prochaine fois. Lo spero molto, ma non insisto inutilmente.
   Torno al KIE, distante circa 50 metri, e rimetto a posto gli appunti, le domande, butto giù qualche considerazione sul giovane REV. che cita la sua relazione di coppia per farmi un parallelismo con i disaccordi interni alle chiese. Interessante, di certo molto umano e genuino, ben poco sovrannaturale.
   Dopo aver skype-izzato un'oretta, torno a Sonatubes per intercettare Paolo e dirigerci al service di Nyamirambo. Qui, scesi dalla moto, prendiamo una coca ed una birra nello stesso posto dove colazionai un paio di volte prima di travailler, incontrando un gruppo di 7 rwandesi mezzi brilli e con la voglia di offrirci da bere. Decliniamo per le birre, ma non possiamo sottrarci dall'apparire in foto nei loro cellulari e dal parlottare del più e del meno per 10 minuti lunghissimi, cercando di non dare numeri di telefono per non essere molestati rispondendo :”Mamma mi ha detto di non dare numeri. Per questo non posso farlo”. 
    Scappiamo, e scendendo la discesa tra le baracche ecco che il Pasteur Michel mi ferma tutto contento di vedermi in zona. Mette subito le mani avanti e mi dice che posso intervistare un giovane suo figlio (non carnale, seppur ne abbia 8) e "più avanti, magari, in futuro, chissà", anche lui. 
    Accetto per non rifiutare approfittandone per fare una foto tutti insieme tra le baracche e la église di lamiere. L'intervista col giovane D. dura 2 orette e mezza circa, toccando doversi temi in una carrellata tra potere, interessi, risposte dottrinali ed il solito grande problema della relatività critica che pare non essere nemmeno concepito da molti fedeli, o semplicemente trovante risposta in qualche versetto anche poco convincente.
    Ritorniamo verso il centro, prendiamo una fanta per aspettare gli altri italians, conosciamo un gruppo di scout spagnoli tra cui anche qualche antropologo e poi tutti verso il “Sole-Luna”, pizzeria italiana di buon livello frequentata da gente upper-class con prezzi affatto popular per questo Paese.

(Eimaniam... 333333333333333333333333333333333333333333333333333333333333
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n.d.r.:mi addormento sul tasto £/3, la mattina me ne accorgo e trovo due pagine con questo numero ed una misteriosa parola all'inizio. Sarà the holy Ghost?)

     Delirio d'origine nord-est italica bazzicante tra antenati e thai-cuisine non riuscita con risposte acide come lo yoghurt locale, lo schersoh romagnooolo di un falso caffè rovesciato su un cliente -io- con piccolo relativo infarto (il caffè Pio), la vista delle luci di Kigali come un cielo di stelle rovesciate sul terreno nell'oscurità della notte, i black-out per la città con zone d'ombra che vanno e che vengono ciclicamente all'orizzonte, la luce che salta due volte anche nel locale, le risa scoppianti e la soddisfazione di avere mangiato pizza in centro-Africa. 
    Esser stanchi per aver sviscerato due Pasteur porta alla voglia di andarsene a letto, allungare il passo, non sopportare i miagolii capricciosi dei gatti neo-rwandesi, avere l'indifferenza liberatoria dei self-responsible, addormentarsi su un tasto come già detto, risvegliarsi e continuare a scrivere, tutto di fila, tutto alquanto strano ma certamente vero. C'est la vie, c'est l'Afrique.



    Se volete fare i muratori/carpentieri in Rwanda, questo è ciò che vi aspetta. Se non ci avete mai pensato prima, non siete anormali o comunque non siete fan della 626 del signor Beghelli.

martedì 14 agosto 2012

13 agosto, Day 20. Skype-izzati anche tu!

    Finalmente un sonno quasi ristoratore mi sovviene ma in realtà è più un tentativo che un russare effettivo. Mattinata lottando con skype perché si stabilizzi e serva a fare ciò per cui è stato fatto, imprecando contro la MTN o chiunque altro passi sotto mano.
     Mi accorgo, pur sapendolo, di non avere nemmeno un vestito che sia definibile “utilizzabile”. Grazie a Dio passo a prendere in lavanderia il bucato di queste 2 settimane, cavandomela con 5 euro a testa per due persone e ritirando un lavoro perfetto: maglie lavate, stirate, piegate minuziosamente, riposte in sacchetti semi-rigidi e dal sapore di pulito.
     Ritorno a casa, prendo un thè con Sexebeh (con gran fatica solita d'accettare un contatto con i padroncini, c'est la culture), poi prendo i bagagli e vado in direzione KIE. Al dipartimento lascio ciò che è superfluo per tornare con la macchina foto al marché Kimironko in vista di un piccolo réportage tra le sementi, le verdure, i frutti, le carni macellate appese, i pesciolini sotto sale in grandi sacchi di iuta, i fagioli multi-colore.
     I commessi sono divisi tra il volere essere fotografati, il non volerlo esser per nulla ed il provare a farsi pagare boffonchiando il solito “Muzuuunguu” tra i denti con un sorrisetto furbetto. Faccio qualche scatto con non poche difficoltà: un pescivendolo mi mostra una banconota americana e dice “for photo, one dollar”; un'altra si nasconde per poi chiedere soldi anche lei ma a viso scoperto; un macellaio offre campo libero, mentre i suoi vicini si sdegnano per poi chiedere soldi anche loro ed infine farsi fotografare persino in pose colorite senza alcun problema. Questi furbacchioni ci provano sempre, ma poi collaborano il più delle volte onestamente e senza chiedere argent
     Esco dal recinto mercatale e dai labirinti interni carichi di ogni genere di merce, torno al Kie e svolgo qualche ricerca bibliografica su tesi e pubblicazioni che potrebbero tornare utili.
      Mi scontro con la placida indifferenza delle bibliotecarie, dalla calma serafica con le loro Fanta e le loro canucce, tanto che ad un certo punto chiedo di poter controllare autonomamente il database per non arrivare a Natale a mangiare panettone rwandese ma senza alcun libro.
    Per i permessi al prestito si segue sempre la stessa commedia. Fase zero: non c'è nessuno al momento per fare ricerca sul pc, dovrebbe arrivare tra poco (tempo indeterminato, ma poi ce la facciamo). Fase uno: impossibilità assoluta, necessaria lettre per portare via qualcosa. Fase due: in questo momento non c'è il responsabile, non si sa quando trovarlo nè dove. Fase tre: non importa, segniamo sul registro, prendi pure ciò che ti serve. Fase quattro: ovvero la restituzione dopo aver consultato, con la domanda “Hai preso libri senza permesso? Ah, ok! No problem”. Fase cinque:si ripete la fase zero o si tenta di passare alla fase tre bypassando le bibliotecarie. Ed i pomeriggi trascorrono.
    In Dipartimento la connessione viaggia come un treno e ci si skype-izza con l'amour et les amis distanti chilometri: il contatto è manchevole, la voglia d'occidente palpabile, i pensieri viaggiano e s'impara qualcosa in più, s'attende ma ci si dedica all'azione per non arenarsi, si fa un voto a Frate Indovino e si pensa di aprire agriturismi in mezzo bananeti in catena franchising. Mangio un sambussa, bevo un espresso e tutto torna in equilibrio: normalità ed alterità, Afro-Junk-Food e costosa broda nera alla caffeina, impero antropofagico del nord vs. impero antropofagico del sud, Guerre Stellari vs. Hotel Rwanda, e così via.
    In serata Irene prepara la buona pasta à l'italienne-trentina-dorigatta, mangiamo con Sexebeh e Marianne che ricambiano con banane e verdure (votate good), ci si rovina gli occhi davanti al pc e poi giunge il sonno protetto da una zanzariera...ronf ronf.
  



    L'albero delle cicogne (?) a Sonatube. Dopo aver portato bambini in Europa tutto l'anno, vengono in ferie in Rwanda perché costa meno. Se non sono cicogne, questo è un altro problema. Il birdwatching  mi annoia parecchio. Foto di Maichi-bu-ntu Pasquale, '12.