martedì 11 settembre 2012

10 settembre, Day 48. Domestici lavasciuga, frullati cerebrali, totem antropofagici e noodle al curry.

    Cosa fare chi siamo da dove veniamo quanto rimaniamo in Rwanda. Domande amletiche dall'incerto esito sospinte dal'Ikivuguto in fondo allo zaino marchiato Turkish Airlines ed allo stomaco attorcigliato come un polpo sbattuto sulla roccia dalle onde marine.
    Maccheroni alla Dorigatto per un pranzo alle 11.45 prima di rinchiudersi in un bistrot per ricchi multi-colore molto coool se non persino iiin: il “Magda Cafè”. Saluti agli italiani in pausa pranzo, poi ci si prepara mentalmente e fisicamente al grande evento della settimana, ovvero il giudizio universale centro-africano di venerdì mattina. Il vestito buono è un altro grande dubbio ancora insoluto, quanto la mia poca voglia di imbelletarmi a puntino senza avere nessuno armadio familiare a portata di mano. Speditemi un vestito della festa quaggiù, oh voi compatrioti!
     Lavoro di fino e di lima allo slideshow fatto ad hoc per l'occasione, minuzie ed astuzie per la scaletta da seguire, ed un religioso distacco dal mondo per una full immersion contemplativa del grande totem antropofagico dietro ognuno di noi.
    Ricercare un senso da dare alla propra ricerca perché chi cerca trova e chi non risica non rosica, qui quo qua ed i 40 ladroni, Lawrence d'Arabia protagonista della telenovela preferita di Mariottide, la ricerca del Sacro Graal e chi più ne ha più ne metta. Il senso diviene confuso, frullato, mutante, sprezzante anche le logiche più elementari e poi, infine, non ci si capisce davvero più nulla. Come direbbe Lucio Battisti: “Confusioneee! Mi dispiace...”.
    Uniche cose certe: Sexy Bear è stato attivato nel ruolo di lavasciuga, sono stanco morto e la connessione wi-fi di questo bar fa cagare. Mi rincuoro finendo il documentario iniziato ieri sera sorseggiando un caffè freddo e disgustoso mentre il Dorigatto ritorna dai suoi tours dans la ville.
Prendiamo la via di casa e, impaziente, il felino del Rwenzori si trasforma in cuoca con vantate origini thailandesi in albero genealogico cucinando noodles con verdure al curry+salsa agrodolce a piacimento: very good. Mariottide si gode l'alto volume della sua telenovela e verdure cotte al vapore, il domestico da guardia s'asciuga il sudore per i lavori della serata ed io mi ritiro nella chattata facebookiana notturna senza preoccuparmi affatto dell'oroscopo cinese e/o maya nè della crisi economica europea.   
    Le zanzare girano attorno il letto ed il loro noioso zzzz mi coccola fino alla mia desiderata agognata serena fase R.E.M. 





    Se lo dice il camion della Coca-Cola, allora dev'esser proprio vero! Foto del Maichi-bu-ntu Ntwari Pashcal'12.

lunedì 10 settembre 2012

9 settembre, Day 47. Bambole di stracci ed aeroplanini di latta.

    Colazione al Borboun Cafè con B.+G. italo-congolesi + A. italo-rwandese d'adozione + Maichi Ntwari italo-italo dopo una scorta d'acqua al Nakumatt City Centre prevedente un boccione di H2O in diretta dalle sorgenti ugandesi. Acqua e carrello scivolano per ripide rampe di cemento, parcheggi sotterranei ed infine arrivano a destinazione ma solo dopo aver comprato dei souvenir per grandi e piccini dalla difficile contrattazione prezzo alle cooperative locali.
     Recupero il netbookino a Sonatube ascoltando il mormorio di Mariottide che mi ricorda di pagare l'affitto e la luce e l'acqua: la scavallo oltre le telenovele indiane, oltre la pioggia che sta per ricadere testarda dalle nubi grigio scuro, oltre i soli 500rwf che mi sono rimasti nel taschino da esploratore Quechua, oltre la noia di dover rispondere: “domani risolviamo tutto, tranquilla!”.
     Ri-arrivato presso la colonia italiana faccio un pranzetto semi-solitario con insalata di riso di ier sera e un piattino d'insalata dell'orto dietro casa, mentre l'acqua cade per tutto il pomeriggio decretando il via d'una sonnolente e tranquilla domenica comandata da Dio in persona (per il quale i canti continuano incessanti e polifonici over and over).
     Qualche hit in diretta dal comodino a 6 corde aspettando la cena indiana con tre salse tanto speciali quanto etniche: dolce viola cardinale, piccantissimo rosso fuoco ulceroso e menta color pesto alla genovese senza pinoli.
     Piove, piove ancora e con gran fantasia da stagione delle piogge, mentre arriva all'ultimo minuto la novità che scivola sulla tavola graziosa ma prepotente allo stesso tempo: la parmigiana prodotta dalle manine di V., ovvero gran qualità, sud-italianeità garantita. Mi offro come bevitore di birretta e dono aiuto per il lavaggio piatti, intraprendendo una discussione senza fermata su un treno famoso delle nostre valli tra conterranei torinesi e dintorni.
   Infine, si va tutti a nanna col motard pagato 400rwf, si tenta invano di ri-vedere “L'incubo di Darwin” soccombendo ben presto alla palpebra pesante mentre spiego al Dorigatto che Levi Strauss non aveva affatto un cane che si chiamava Stupido.


    Maichi Ntwari Pashcal @ South Lake Kivu.