lunedì 8 ottobre 2012

7 ottobre, Day 75. Di palo in frasca, ed ognuno per conto suo.

     Una veloce colazione con K. a base dei soliti prodotti offerti da questa terra nel nuovo chioschetto di fiducia del quartiere presidenziale. Mi dirigo a Nyamirambo per fare ricerca nel giorno non-plus ultra della settimana, nonché momento dell'evento mensile di una sorta di rituale chiuso ai non credenti che si svolge solo una volta al mese. Ghiottonerie per antropologi, insomma.
     Sbircio di fatto qualcosa dall'ufficio del pastore mentre svolgo una lunga intervista con B. su temi spazianti dalla guerra ai miracoli a profezie oniriche per circa due ore e mezzo di fila. Dopo ciò, parto per l'altra intervista con Gennarino al Bourbon Cafè verso le quattro del pomeriggio. Tema: il punto di vista di una nuova generazione su ricchezza, religione, politica, credenze dove il relativismo come al solito non è di casa. Emerge l'opinabilità di (quasi) ogni cosa sotto questo sole: spiegare ciò, tuttavia, rimane sempre una grand difficoltà in termini di rifiuto di confronto e disinteresse generale diffuso.
     Mangio qualcosina a casa e, forse per la gran fame, tutto mi sembra davvero eccezionale (riso in bianco, legumi, dugo di spezzatino. Sarà possibile?). Serata solitaria con chitarra e The Black Keys, pensieri shakerati e stanchezza. Dopo aver aperto la porta a K. poco dopo le ventitre -di ritorno dai suoi incontri en ville- poggio la testa sul cuscino sempre più polveroso, e buona notte.




    Please, take my hand. (Volontario eccesso di pacchianeria). Foto Maichi Ntwari Pashcal.

domenica 7 ottobre 2012

6 ottobre, Day 74. Niente Ikivuguto da Maman Ikivuguto!

     Inutile dire che oltre le otto del mattino non è possibile dormire. Con K. e Merlino ci dirigiamo per fare colazione proprio dall'altra parte della strada ove risiede l'ufficio del presidente. Mi concedo boilo (ovvero banane, carne e brodo vegetale), due chapati, ikivuguto piccolo formato con due cucchiaini di zucchero di canna farcito di pigrizia mattutina: una colazione da boscaiolo, ma ieri ho cenato con uno yogurt del re italo-rwandese e di certo non è abbastanza per reggere un'altra giornata da scribacchino.
     Parlare di temi vagamente politici crea per 5 minuti una forte nebbia attorno a noi nel piccolo ristorantino di quartiere. Cala il silenzio, l'aria s'ingrigisce e pare anche tramontare il sole. Ridiamo per quest'effetto anormale e per le orecchie drizzate cambiando semplicemente argomento: da queste parti non è molto di moda criticare le alte cariche statali. “Siamo vicini di casa, e parliamo senza malizia...”, mi rassicura K. Vicini di casa, amici indiretti, dunque? Non credo.
    Guerre virtuali, fuochi d'artificio e bombe dialogiche nello show di tarda mattinata con a seguire, altre ore a rivedere sulla mia nuova scrivania del Bourbon la produzione documentaristica di ieri. Parto per il ritorno a casa e, sceso dalla moto, prendo con K.+Ramsete+Dorigatto una birra nel quartiere facendo due chiacchiere sul più e sul meno mangiucchiando bocconcini di maiale innaffiati di skoll fredda.
    Vado a casa per un sonnellino che fa saltare il progetto d'andare nel quartiere universitario terminata l'oretta di pioggia pomeridiana. Di fatto mi sveglio quasi per la cena, torno al chiosco a cercare K. e prendo una seconda birra con un vicino di casa che si rivelerà, oltre che simpatico, anche ufficiale di polizia+tecnico informatico lavorante nel vicinissimo ufficio del presidente. 
    Parlocchiando in compagnia d'un bimbetto molto pacioccoso e geloso della sua fanta dal colore arancio pastello, viene finalmente fuori la ragione per la quale bere ikivuguto in una boutique è una bizzarria sociale in Rwanda. Si tratta di scegliere, nel succo, un posto diverso da quella boutique gestita da Maman Ikivuguto. Perché, dunque? 
Primo:"Parce que Maman c'est pas une jolie fille", mi ripetono incessantemente i vicini di casa
Secondo: il latte e l'ikivuguto sono sacri. Necessario esser dunque serviti da una bella ragazza rwandese: poco importa morire di fame, perché se ci sono molti altri posti dotati di buon latte e cameriere, "Il faudra quitter la boutique!"
    Capito il senso di tutto ciò, mi domando perché faccia interviste a pluri-miracolanti senza problemi ma col crimine di avere bevuto latte cagliato in un negozietto...anche questa è cultura, ed ognuna ha le sue follie codificate (da un punto di vista esterno).
    In serata ancora qualche chapati classico e speciale, polenta bianca di mais, sughetto di legumi e pescetti essiccati, l'ultima Skoll della giornata e poi dritti a vedere il testo di “Ten cent pistol” prima di addormentarsi con un concerto di giovani che durerà fino all'alba, a pochi metri di distanza, dal tono e dalla convinzione del tutto simile ad una preghiera di esortazione.




     Goma: l'inferno dall'altra parte della riva? Foto Maichi Ntwari Pashcal.