sabato 25 agosto 2018

18 febbraio 2014

7 in punto. Comincia la gitarella verso Gouécké e l'ospedale medico chirurgico CMC passando per una strada piena di enormi voragini riempitesi di acqua gialla stagnante dopo la lunga pioggerellina (così riferiscono i locali) di ieri notte. Una sorta di piccola traversata/Parigi-Dakar, capace di mettere alla prova anche gli stomaci più resistenti (oltre che gli ammortizzatori di migliore qualità). Alcune foto alle bancarelle del mercato locale, alle commercianti fuori dalla struttura ospedaliera che spiccano per la proposta di insetti fritti con olio di palma ed una visita all'allevamento di maiali nonché agli ettari di palme dalle cui bacche viene estratto il famoso liquido rosso qui usato per condire qualsiasi cosa. Una presentazione del lavoro svolto al CMC e poi dritti dritti a mangiare un favoloso pranzo dalla gentile Seour superiora della cittadina. Quest'ultima ha la geniale idea di offrirci Martini Rosso e Vermuth per farci rivivere alcuni sapori italiani che cominciano a mancare dai nostri palati. Il ritorno a N'zérékoré nel primo pomeriggio si rivela un interminabile bis della piccola traversata cui seguono le commissioni al supermercato (la padrona ci fa un sorriso simile al gatto di Alice in Worderland non appena vede il nostro conto da fatturare) ed al marché locale dove acquistiamo le spezie utili alla preparazione di un "risotto italiano" - una piccola impresa a costo elevato -. Riassunto contabilità, caldo umido della sera e fallito tentativo di un contatto col mondo via wifi. On va attendre...

Foto per gentile concessione Miguel Ntwari Pascal


14 febbraio 2014

La seconda parte della nostra marcia comincia da Faranah, in direzione Kissidogou, bivio tra la cittadina di Kankan e N'zérékoré. Si comincia con una colazioncina ritardata dal gestore del piccolo hotel dove soggiorniamo che cerca di recuperare in extremis comprandoci un paio di baguette (veramente ottime) da accompagnare al formaggino "La vache qui riz". Nescafè da allungare con latte concentrato nel vano tentativo di preparare un cafè au lait decente, travaso dell'acqua imbustata in bottiglie vuote per il viaggio, e...si parte.

Dopo un lungo tratto di terra battuta rossa con piccoli pois di asfalto finalmente troviamo una strada in perfette condizioni finanziata dall'Unione Europea che ci permette di raggiungere la parte forestale del paese in breve tempo. 
Sei ore filate di traversata attraverso villaggi, paesaggi strepitosi, bambini che corrono in mezzo alla carreggiata e vitellini da evitare con un colpo di sterzo all'ultimo secondo.
Sul percorso incontriamo anche un camion ribaltato con numerosi operai intenti a spostare migliaia di oggetti in un altro mezzo ed un autotreno spiaccicato contro una parete rocciosa. Aggiungere uomini appesi al retro delle autovetture o sul tettuccio nel faticoso, folle tentativo di raggiungere la città più vicina ed il quadro è completo.

Ci fermiamo a fare pranzo in una taverna a dir poco "tradizionale" a base di riso con crema di arachidi e tentata truffa per un piatto di carne bovina composto, in realtà, solo di ossa e pezzetti di fegato.
Arrivati a casa, approfittando di una piccola cucina a gas, inauguriamo la nuova dimora guineana preparando - finalmente - una moka con caffè originale Made by Italians.

Un San Valentino festeggiato a base di pollo grigliata e birra Heineken, chiacchiere e preparazione spirituale ai mesi che verranno. Siamo solo all'inizio.

Foto: Mike Buffa Eastern